ESTA NOCHE…FIESTA!

Filed under: Generale, Grandi Campioni, Grandi sfide, calcio by: Giuseppe Ricciardulli

Il Barcellona alza la sua 3° Champions LeagueIl Barcellona è Campione d’ Europa:a Roma va di scena la finale della Champions League, battuto il Manchester United 2-0 grazie ai propri alfieri Samuel Eto’o e Lionel Messi. Il nuovo batte il vecchio, il nuovo avanza sempre di più: scardinata e saccheggiata la fortezza di Sir Alex Ferguson, Pep Guardiola può far suo il bottino tanto cercato e a cui tanto ambiva (infatti nei giorni precedenti aveva annunciato di non andare a Roma per turismo). Grande possesso palla blaugrana che manda letteralmente in tilt i Red Devils, mai in partita e il cui gioco era limitato solo a qualche sprazzo di Cristiano Ronaldo. La tanto celebrata forza del Manchester United viene smentita in pochi minuti, giusto il tempo di concedere il pallone ad Eto’o che, pur con la complicità della difesa, sa ciò che deve fare quando se lo trova in mezzo ai piedi. Sembra un Manchester stordito, incapace di giocare: un motivo lo si può trovare nella difficoltà del calcio fergusoniano di rapportarsi con altre realtà, tipo il calcio italiano (Milan) e calcio spagnolo (Barcellona). Altro motivo è da ricercare in una formazione che di calcio spettacolo ha ben poco, ponendo quasi a zero la pericolosità offensiva: Rooney abbandonato sulla fascia mentre Cristiano Ronaldo agiva da prima punta (non era più consono il contrario?) oppure un Park operante sull’altra fascia con Anderson in mezzo al campo che più di un dubbio hanno suscitato soprattutto quando dando uno sguardo alla panchina si vede gente come Berbatov e Scholes. Tutto ciò ha facilitato la filosofia blaugrana che del possesso palla fa la sua arma principale, concretizzato da cecchini d’area quali Eto’o ed Henry. Complimenti all’allenatore Pep Guardiola che ha vinto la Champions League sia da giocatore che da allenatore e soprattutto perchè dando un’impronta alla propria squadra ha portato a casa, al primo anno, tutto ciò che potesse portare. Complimenti all’ uomo Pep Guardiola che, prima della partita, invita Mazzone allo stadio e che, dopo la partita, dedica la vittoria a Paolo Maldini, celebrandolo come simbolo del calcio moderno. Complimenti a Lionel Messi, sempre più guida di questo Barcellona e più che mai favorito per il Pallone d’ Oro. Man of the match Xavi: fantastico centrocampista coadiuvato da un altrettanto campione come Iniesta.

Onore anche a Ferguson e alla sua banda, ma quello visto ieri sera fa capire che anche il migliore a volte sbaglia… Solo che a differenza del calcio nostrano, in Inghilterra saranno applausi lo stesso…

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La cultura del dubbio contro quella dello sport!

Filed under: Serie A, calcio by: Michele Greco

Urbano CairoStiamo sempre lì a dubitare, a cercare stupidi alibi, stupidi perché. Il dubbio è sinonimo di profondità ma non si abbina con il termine “calcio”. Ieri è stata aperta un’inchiesta su una presunta “combine” tra Chievo e Bologna di domenica scorsa, finita 0-0 che ha sancito la salvezza matematica del Chievo e quella, un po’ meno matematica ma altrettanto probabile, del Bologna. Non si sono certo pestati i piedi, si è tirato poco in porta, ma ciò non basta per farci dubitare. E’ stata una partita giocata con cautela, a ritmi bassi, ovvio atteggiamento se si pensa alla posta in palio.  Chi  grida allo scandalo è Urbano Cairo e tutto il popolo granata (con la collaborazione del velenoso Paolo Bargiggia). Come spesso accade in questi casi si cerca di trovare una giustificazione, spesso la meno veritiera, a un tracollo forse inaspettato, o forse no. E qui in Italia, nel paese dove si hanno più dubbi in ambito calcistico, rispetto per esempio a quanto accade in  politica (per tirarne su una), si aprono inchieste. Si cerca il capro espiatorio, puntualmente si cerca di  puntare il maledetto dito contro qualcuno o qualcosa. Si continua per l’ennesima volta a infangare un mondo, quello pallonaro, già sofferente per via del terremoto calciopoliano.

L’amarezza è tanta per i granata ma i dubbi circa quell’incontro non c’entrano affatto. All’89° ha sottolineato giustamente il tecnico Gasperini, il Genoa era in piena lotta Champions (la Fiorentina stava perdendo a Lecce), così come il Bologna all’89° era in B per via del pareggio a Verona.

E’ questo ciò che bisognerebbe prendere in esame dal presidente Cairo e dagli stessi dirigenti granata, per cercar di schiarire un po’ le idee, offuscate dall’amarezza. Invece si seminano dubbi circa la veridicità del gioco, si urla alla combine, si teme il cosiddetto “biscotto”. Perchè il bravo Urbano non fa un’analisi tecnica della disfatta?: il Toro ha cambiato 6 direttori sportivi in 4 anni, in più ha sborsato 14 milioni solo per gli allenatori in 4 anni. Ad inizio stagione il Toro aveva in rosa ben 8 attaccanti (Ventola, Abbruscato, Stellone, Amoruso, Bianchi, Moro, Malonga, Di Michele). In più a Gennaio Amoruso, il miglior marcatore fino a quel momento, passa al Siena in prestito. E poi i numeri (25 punti in casa e 9 in trasferta). Le cifre parlano in maniera chiara; e invece si termina con le risse a fine gara e si sputano parole fuori luogo, si cercano alibi, si nega l’onestà e la trasparenza di un gioco che, più che malato, è ferito a colpi di tribunali dell’inquisizione e inchieste fasulle.

E’ la tradizione di un paese arretrato mentalmente, dove la cultura dello sport è superata dal giustizialismo superfluo. Si aprono inchieste per “fare chiarezza” su una partita in cui l’atteggiamento era del tutto pronosticabile, e poi un agente di polizia uccide un tifoso (prendendo perfino la “mira”)  e non si fa nemmeno un’ora di carcere. Queste sono le cose sulle quali bisognerebbe discutere senza eccessivi moralismi.

Le persone come Cairo sono le stesse che predicano il fair play in campo e il rispetto delle regole. Mascherate da uomini di sport predicano la cultura del calcio pulito, sano ed educativo. Poi in occasioni come queste, dove il mea culpa è sacrosanto, mettono a nudo tutta la propria ipocrisia, la propria propensione al non “saper perdere”. Manca questa cultura nel nostro paese, e non solo questa…

Il mondo del pallone deve sbarazzarsi di questi personaggi per continuare a trasmettere passione. Bisogna cogliere ciò che di buono ci riserva questo sport, attraverso dei filtri che sono quelli del calcio giocato, della favola del Chievo Verona, l’organizzazione tattica del Genoa, la sportività del Lecce. I salentini, per esempio, sono retrocessi pur evidenziando un bel gioco. Hanno lasciato la massima serie con onore, perdendo con il Bologna (due domeniche fa) grazie a un gol di Di Vaio in  netto fuori gioco, e domenica scorsa con un gol nato da un rimpallo balordo al 90°minuto. Ovviamente questi sono dettagli, episodi che fanno parte dell’insieme calcio. Rimane la sportività, l’accettazione silenziosa  e cosciente dell’esito negativo.

Questa è la medicina di cui il calcio si deve servire, allontanando presidenti e giornalisti ciarlatani, abili e intenti a infangare un mondo che puntualmente esce fuori, da queste guerre di tribunali, incerottato. Guardiamo al senso reale delle cose, e lasciamo stare i dubbi, riguardano altri ambienti non il calcio…

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COME TE NESSUNO MAI

Filed under: Generale, Grandi Campioni, Serie A, calcio by: Giuseppe Ricciardulli

Paolo Maldini

Un giorno vorresti che questo non accadesse mai, un giorno imprechi che questo momento arrivi, un giorno ti limiti a rimandarlo: ma prima o poi questo giorno deve arrivare. E’ arrivato il momento dei saluti: Paolo Maldini, il Capitano, lascia dopo 24 anni il calcio giocato e con esso la sua unica maglia e la sua unica bandiera: il Milan. Scene toccanti all’ ingresso delle squadre in campo in occasione di Milan – Roma, omaggi di vario genere: si va dalle coreografie alle t-shirts con la scritta: ” Grazie Paolo, Grande Capitano”.

Il fuoriclasse si congeda davanti al proprio pubblico che per 24 anni l’ ha visto nascere, crescere, maturare e terminare la sua gloriosa carriera. Un cammino, quello di Maldini, da “Cavaliere Oscuro”, ovvero quel supereroe che nella sua unicità mostra sempre che l’errore sta sempre dietro l’angolo: già perchè il Capitano prima di essere un grande atleta, è un grande uomo.

Paolo Maldini

Con un occhio al risultato, non si direbbe che ci sia stata una festa. Ma la festa è stata in un qual modo rovinata da una minoranza che invece di inneggiare il proprio Capitano per aver realizzato insieme alla squadra i loro sogni, si sono permessi di infangare questo momento magico con cori fuori luogo. Maldini ha incassato ma da gran signore ha ammesso di essere orgoglioso di essere diverso da quella gente. Giro d’onore verso chi l’ha sempre sostenuto, applausi a non finire, per la Leggenda del Milan. Il Capitano si è congedato da San Siro da lottatore, con la rabbia di chi ancora deve soffrire insieme al suo Milan per 90 minuti, ma con la consapevolezza di sapere che deve riportarlo lì dove è abituato a stare, per poi lasciarlo orgogliosamente. Anche dopo un risultato negativo, si riesce a captare la grandezza dell’ uomo che è nel suo sorriso mentre salutava i suoi tifosi in maniera del tutto emozionante.

Sorriso: semplicità e classe dell’ Emblema Rossonero …

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IL NUOVO…AVANZA?

Filed under: Generale, Serie A, calcio, estero by: Giuseppe Ricciardulli

NUOVO CHE AVANZA

Non si fanno mai desiderare ed attendere i commenti quando un qualcosa va per il verso giusto. E’ quello che è accaduto quest’anno a Barcellona dove un allenatore alle prime armi, noto come Joseph ’ Pep’  Guardiola, ha entusiasmato i tanti tifosi blaugrana e ha risposto anche ai più scettici circa le sue effettive capacità di riportare ai massimi livelli il club catalano. Joseph Guardiola: la scommessa di Cruijff, suo vecchio pallino. Scommessa: ecco cosa rappresentava all’ inizio dell’anno l’ex giocatore dello stesso Barcellona. Tutti accontentati e molti zittiti: gioco spettacolare dove a rappresentarlo è il frutto del lavoro operato all’ interno del vivaio. Mentre Ronaldinho e Deco (giusto per citarne due) vincevano la Champions nel maggio del 2006, nell’ombra si agitava Pep Guardiola, allora allenatore del Barcellona B, pronto a creare nuovi talenti e nuove leve da sostituire al tempo giusto nella Prima Squadra. Non ci meravigliamo quindi se oggi Bojan fa faville in attacco, se Messi è sempre più uomo squadra, se Piquè è diventato un autorevole difensore centrale, se Busquets è già pronto per i grandi palcoscenici. Complimenti a Guardiola, ma preciserei che questi sono per i frutti che quest’anno ha saputo cogliere coadiuvandoli alle proprie capacità.

Questo per dire che, alla luce di quello che si legge e si dice oggi, sono superficiali e molto campati per aria i paragoni che si fanno tra Guardiola e ogni allenatore giovane emergente. E’ imparagonabile, per esempio, con un Ferrara, con un Conte, con un Leonardo, con un Tassotti, con un Galli e tanti altri ex-giocatori emergenti si riesca a vincere allo stesso modo pur avendo a disposizioni le rose attuali. Non bisogna fare di tutta l’erba un fascio. Perchè quello che Guardiola sta facendo quest’anno è qualcosa di strabiliante ma è altrettanto vero che tutto questo successo ha radici ben più profonde e soprattutto è il punto di arrivo di un progetto nato qualche anno fa.

Ben vengano allenatori emergenti e competenti, perchè come Fabregas illumina le notti dei Gunners anche un nuovo Guardiola può accendere gli animi di Barcellona. Ma questi allenatori devono portare con loro progetti ed esigere tempi di attuazione comprensibili. E’ impensabile consegnare così come stanno i club (per esempio la stessa Juventus o il Milan) e richiedere vittorie e trofei imminenti…

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