Il Barcellona è Campione d’ Europa:a Roma va di scena la finale della Champions League, battuto il Manchester United 2-0 grazie ai propri alfieri Samuel Eto’o e Lionel Messi. Il nuovo batte il vecchio, il nuovo avanza sempre di più: scardinata e saccheggiata la fortezza di Sir Alex Ferguson, Pep Guardiola può far suo il bottino tanto cercato e a cui tanto ambiva (infatti nei giorni precedenti aveva annunciato di non andare a Roma per turismo). Grande possesso palla blaugrana che manda letteralmente in tilt i Red Devils, mai in partita e il cui gioco era limitato solo a qualche sprazzo di Cristiano Ronaldo. La tanto celebrata forza del Manchester United viene smentita in pochi minuti, giusto il tempo di concedere il pallone ad Eto’o che, pur con la complicità della difesa, sa ciò che deve fare quando se lo trova in mezzo ai piedi. Sembra un Manchester stordito, incapace di giocare: un motivo lo si può trovare nella difficoltà del calcio fergusoniano di rapportarsi con altre realtà, tipo il calcio italiano (Milan) e calcio spagnolo (Barcellona). Altro motivo è da ricercare in una formazione che di calcio spettacolo ha ben poco, ponendo quasi a zero la pericolosità offensiva: Rooney abbandonato sulla fascia mentre Cristiano Ronaldo agiva da prima punta (non era più consono il contrario?) oppure un Park operante sull’altra fascia con Anderson in mezzo al campo che più di un dubbio hanno suscitato soprattutto quando dando uno sguardo alla panchina si vede gente come Berbatov e Scholes. Tutto ciò ha facilitato la filosofia blaugrana che del possesso palla fa la sua arma principale, concretizzato da cecchini d’area quali Eto’o ed Henry. Complimenti all’allenatore Pep Guardiola che ha vinto la Champions League sia da giocatore che da allenatore e soprattutto perchè dando un’impronta alla propria squadra ha portato a casa, al primo anno, tutto ciò che potesse portare. Complimenti all’ uomo Pep Guardiola che, prima della partita, invita Mazzone allo stadio e che, dopo la partita, dedica la vittoria a Paolo Maldini, celebrandolo come simbolo del calcio moderno. Complimenti a Lionel Messi, sempre più guida di questo Barcellona e più che mai favorito per il Pallone d’ Oro. Man of the match Xavi: fantastico centrocampista coadiuvato da un altrettanto campione come Iniesta.
Onore anche a Ferguson e alla sua banda, ma quello visto ieri sera fa capire che anche il migliore a volte sbaglia… Solo che a differenza del calcio nostrano, in Inghilterra saranno applausi lo stesso…
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Stiamo sempre lì a dubitare, a cercare stupidi alibi, stupidi perché. Il dubbio è sinonimo di profondità ma non si abbina con il termine “calcio”. Ieri è stata aperta un’inchiesta su una presunta “combine” tra Chievo e Bologna di domenica scorsa, finita 0-0 che ha sancito la salvezza matematica del Chievo e quella, un po’ meno matematica ma altrettanto probabile, del Bologna. Non si sono certo pestati i piedi, si è tirato poco in porta, ma ciò non basta per farci dubitare. E’ stata una partita giocata con cautela, a ritmi bassi, ovvio atteggiamento se si pensa alla posta in palio. Chi grida allo scandalo è Urbano Cairo e tutto il popolo granata (con la collaborazione del velenoso Paolo Bargiggia). Come spesso accade in questi casi si cerca di trovare una giustificazione, spesso la meno veritiera, a un tracollo forse inaspettato, o forse no. E qui in Italia, nel paese dove si hanno più dubbi in ambito calcistico, rispetto per esempio a quanto accade in politica (per tirarne su una), si aprono inchieste. Si cerca il capro espiatorio, puntualmente si cerca di puntare il maledetto dito contro qualcuno o qualcosa. Si continua per l’ennesima volta a infangare un mondo, quello pallonaro, già sofferente per via del terremoto calciopoliano.




