
Premettendo che faccio fatica a smorzare gli animi da settimo cielo dei tifosi milanisti, sono stato in questi due giorni, assalito da innumerevoli riflessioni sul perché Kakà non sia andato via dal Milan nonostante l’offerta faraonica del City. Partendo dal presupposto che Kakà sia, oltre che un formidabile giocatore, anche un grande uomo, mi interrogavo più sui retroscena della vicenda che sull’indiscutibile dote morale del giocatore. Mi interrogavo e mi chiedevo il perché un giocatore, ma soprattutto una società, molto legata ai suoi idoli, ma anche a certe politiche di marketing e di gestione, non avesse lasciato partire o non si fosse imposta per la vendita a tali cifre di un giocatore.
Il Milan è una grande società, una grande azienda, una società sana e vittoriosa guidata da un presidente di un certo spessore e un amministratore delegato tra i migliori in circolazione. Il punto di partenza della mia riflessione riguardava l’intervista a Berlusconi alla vigilia di Milan-Fiorentina quando il presidente affermava come fosse difficile “trattenere un giocatore che sarebbe andato a guadagnare certe cifre” non sottolineando il punto di vista della società. In pratica Berlusconi in quell’intervista parlò del punto di vista del giocatore evitando di dire magari: “è difficile trattenere un giocatore che va a guadagnare quelle cifre ma soprattutto è difficile non vendere un giocatore che ti porta a guadagnare certi soldi”. Intendo far notare come il presidente non si smentisca mai nella sua politica delle “deviazioni”, come sia abile, essendo un comunicatore perfetto, nello scrollarsi di dosso tutte le responsabilità o eventuali coninvolgimenti. Ho riflettuto non solo su questo aspetto ma anche sull’intervista di Galliani che affermava come lui fosse dispiaciuto per i tifosi ma che alla fine doveva adempiere al suo ruolo di “amministratore”. Insomma tutti i vertici della società in fondo erano propensi a venderlo: da Berlusconi a Galliani, da Braida allo stesso padre-procuratore Bosco Leite. Come mai allora Kakà non è partito? D’accordo la volontà del giocatore, l’attaccamneto alla maglia, l’amore per i tifosi, la rincorsa scudetto, l’emozione e il cuore, ma i soldi erano tanti. Veramente pensiamo che Kakà sia rimasto per tutti questi motivi? Siamo sicuri che Kakà sia rimasto al Milan perché vorrebbe diventare un leader e soprattutto il capitano di questa squadra? Cosa ci fa pensare che Kakà rimanga al Milan per sempre?
Mi rendo conto di essere un po’ troppo malizioso ma onestamente faccio fatica a pensare tutto questo per vari motivi. Il primo è che personalmente credo che Berlusconi non sia stato contentissimo di questa scelta del giocatore perché alla fine la società ha perso 120-130 milioni di euro che difficilmente verranno riproposti. Il secondo è che il Milan da un paio di anni a questa parte sta attuando una politica di marketing non indifferente, una politica di aumento degli abbonamenti attraverso acquisti che ti lasciano un po’ perplesso. Vedi Beckam, vedi Ronaldinho (che comunque si è rivelato un ottimo acquisto) e vedi Shevcenko che alla fine è stato ripreso per via dell’amore che i tifosi avevano dimostrato nei suoi confronti, tutto a favore, a mio avviso, di una politica appunto ”di aumento degli abbonamenti”, quindi una politica di introiti.
Dove voglio arrivare? Io credo che la partenza di Kakà sia solo rimandata, credo che Kakà sia rimasto al Milan solo perché quell’offerta e quei soldi arrivavano da un società che in Inghilterra non conta molto, ha poco prestigio e il progetto non ha convinto il giocatore. Se quell’offerta fosse arrivata dallo United o dal Real Madrid la vicenda si serebbe risolta allo stesso modo? Credo proprio di no. Penso che sotto ci sia quelcosa di più serio, una sorta di patto tra il giocatore, il papà-procuratore e la società. Onestamento non riesco a immaginare che tipo di patto e che dettagli ci siano. Non posso pensare che una società come il Milan si sia fatta scappare tanti soldi per far fronte alla volontà di un giocatore, che alla fine non è mai stato definito incedibile.
Chissà che poi non sia veramente così, chissà magari per la prima volta assistiamo al trionfo dei valori morali su quelli materiali; se così fosse il calcio darebbe una forte dimostrazione di serietà a chi pensa che questo sport sia solo un ”enorme giro di soldi e affari” e niente più. Sarei ancora più fiero di essere un appassionato di questo mondo ma lasciatemi pensare (solo per un po’) il contrario, lasciatemi malignare e dubitare, alla fine anche questo è legittimo…Voi lettori che ne pensate?
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