Patti chiari e amicizia breve!

Filed under: Grandi Campioni, Serie A, calcio, calciomercato by: Michele Greco

Premettendo  che faccio fatica a smorzare gli animi da settimo cielo dei tifosi milanisti, sono stato in questi due giorni, assalito da innumerevoli riflessioni sul perché Kakà non sia andato via dal Milan nonostante l’offerta faraonica del City. Partendo dal presupposto che Kakà sia, oltre che un formidabile giocatore, anche un grande uomo, mi interrogavo più sui retroscena della vicenda che sull’indiscutibile dote morale del giocatore. Mi interrogavo e mi chiedevo il perché un giocatore, ma soprattutto una società, molto legata ai suoi idoli, ma anche a certe politiche di marketing e di gestione, non avesse lasciato partire o non si fosse imposta per la vendita a tali cifre di un giocatore.

Il Milan è una grande società, una grande azienda, una società sana e vittoriosa guidata da un presidente di un certo spessore e un amministratore delegato tra i migliori in circolazione. Il punto di partenza della mia riflessione riguardava l’intervista a Berlusconi alla vigilia di Milan-Fiorentina quando il presidente affermava come fosse difficile “trattenere un giocatore che sarebbe andato a guadagnare certe cifre” non sottolineando il punto di vista della società. In pratica Berlusconi in quell’intervista parlò del punto di vista del giocatore evitando di dire magari: “è difficile trattenere un giocatore che va a guadagnare quelle cifre ma soprattutto è difficile non vendere un giocatore che ti porta a guadagnare certi soldi”. Intendo far notare come il presidente non si smentisca mai nella sua politica delle “deviazioni”, come sia abile, essendo un comunicatore perfetto, nello scrollarsi di dosso tutte le responsabilità o eventuali coninvolgimenti. Ho riflettuto non solo su questo aspetto ma anche sull’intervista di Galliani che affermava come lui fosse dispiaciuto per i tifosi ma che alla fine doveva adempiere al suo ruolo di “amministratore”. Insomma tutti i vertici della società in fondo erano propensi a venderlo: da Berlusconi a Galliani, da Braida allo stesso padre-procuratore Bosco Leite. Come mai allora Kakà non è partito? D’accordo la volontà del giocatore, l’attaccamneto alla maglia, l’amore per i tifosi, la rincorsa scudetto, l’emozione e il cuore, ma i soldi erano tanti. Veramente pensiamo che Kakà sia rimasto per tutti questi motivi? Siamo sicuri che Kakà sia rimasto al Milan perché vorrebbe diventare un leader e soprattutto il capitano di questa squadra? Cosa ci fa pensare che Kakà rimanga al Milan per sempre?

Mi rendo conto di essere un po’ troppo malizioso ma onestamente faccio fatica a pensare tutto questo per vari motivi. Il primo è che personalmente credo che Berlusconi non sia stato contentissimo di questa scelta del giocatore perché alla fine la società ha perso 120-130 milioni di euro che difficilmente verranno riproposti. Il secondo è che il Milan da un paio di anni a questa parte sta attuando una politica di marketing non indifferente, una politica di aumento degli abbonamenti attraverso acquisti che ti lasciano un po’ perplesso. Vedi Beckam, vedi Ronaldinho (che comunque si è rivelato un ottimo acquisto) e vedi Shevcenko che alla fine è stato ripreso per via dell’amore che i tifosi avevano dimostrato nei suoi confronti, tutto a favore, a mio avviso, di una politica appunto  ”di aumento degli abbonamenti”, quindi una politica di introiti.

Dove voglio arrivare? Io credo che la partenza di Kakà sia solo rimandata, credo che Kakà sia rimasto al Milan solo perché quell’offerta e quei soldi arrivavano da un società che in Inghilterra non conta molto, ha poco prestigio e il progetto non ha convinto il giocatore. Se quell’offerta fosse arrivata dallo United o dal Real Madrid la vicenda si serebbe risolta allo stesso modo? Credo proprio di no. Penso che sotto ci sia quelcosa di più serio, una sorta di patto tra il giocatore, il papà-procuratore e la società. Onestamento non riesco a immaginare che tipo di patto e che dettagli ci siano. Non posso pensare che una società come il Milan si sia fatta scappare tanti soldi per far fronte alla volontà di un giocatore, che alla fine non è mai stato definito incedibile.

Chissà che poi non sia veramente così, chissà magari per la prima volta assistiamo al trionfo dei valori morali su quelli materiali; se così fosse il calcio darebbe una forte dimostrazione di serietà a chi pensa che questo sport sia solo un  ”enorme giro di soldi e affari” e niente più. Sarei ancora più fiero di essere un appassionato di questo mondo ma lasciatemi pensare (solo per un po’) il contrario, lasciatemi malignare e dubitare, alla fine anche questo è legittimo…Voi lettori che ne pensate?

Se ti piace questo post puoi sostenerci con un piccolo versamento. Come se dovessi offrirci una birra.

AL CUOR NON SI COMANDA…

Filed under: Grandi Campioni, Serie A, calcio, calciomercato by: Giuseppe Ricciardulli

E tutti vissero felici e contenti: come nei più grandi film di tutti tempi è questa la frase che meglio sintetizza l’epilogo di quello che doveva essere il colpo di mercato più oneroso a livello economico del mondo del calcio.

Colpo di scena in tarda serata: Kakà rimane al Milan! L’annuncio viene dato in diretta tv dal Presidente Silvio Berlusconi che, con immensa soddisfazione, annuncia ai suoi tifosi che il cuore, l’amore e la passione che nutre Kakà verso il Milan, e viceversa, ha vinto sul dio Denaro. Chiusa in faccia la porta agli sceicchi con biglietto di ritorno in Inghilterra.                                                                                                               Quando tutto sembrava deciso tra i numerosi musi lunghi dei tifosi, il mal dormire di Galliani, le lacrime dello stesso Kakà, ecco che arriva la notizia che fa tribolare il mondo intero e che lancia un segnale importante a tutti quelli che dei soldi fanno la prima cosa basilare della propria vita: al cuore non si comanda, non si possono tradire gli amici, la famiglia, i tifosi che tanto ti hanno inneggiato e apprezzato facendo diventare addirittura una partita di campionato un tripudio univoco, durato 90 minuti e più, per la loro bandiera. Vedere i bambini che insieme ai genitori vanno sotto la neve per implorare al proprio campione di restare nella loro città, nella loro squadra, non è una cosa che si vede tutti i giorni. E che Kakà ha immediatamente apprezzato.

Remake. Ma a cosa è dovuto tutto questo epilogo? Il Manchester City aveva formulato un’ offerta d 131 mln di euro e 19 mln di euro d’ingaggio a Kakà. Scambio di opinioni: la società pondera l’offerta. Il padre di Kakà, come ha già fatto di recente, chiede più soldi al Milan: richiesta che il Milan questa volta non può esaudire. Si pongono le condizioni: o Kakà resta così come oggi oppure si accetta l’offerta. Incontri fiume a Milano, il popolo sostiene Kakà ma tutto sembra procedere a favore del vil denaro. Kakà vuole più soldi, accetta l’offerta?!                                                                                                                                             Ma come? Allo stadio batteva la mano sul cuore, applaudiva ai cori riservatigli. Poi torna a casa in lacrime, le stesse lacrime che ha versato in allenamento e ora si comporta come il classico mercenario? Qualcosa non torna e si incomincia a storcere il naso. I tifosi increduli si chiedono se è veramente lui il giocatore che hanno coccolato e tifato fino a farne diventare una bandiera.

Personalmente non riuscivo proprio a immaginare un Milan senza Kakà, nonostante tutti si divertivano a fare nomi per rinforzare la squadra con i soldi ricavati. Come si può anteporre il denaro ai valori che fanno aumentare i battiti del cuore la domenica quando la propria squadra lotta e vince? Eppure c’era quel qualcosa che non tornava…                                                                                                                            In tv si vede che Kakà si affaccia alla finestra baciando la maglia numero 22. La speranza si riaccende. Nonostante la quasi ufficialità dell’affare concluso, quel gesto si agita nella mente dei tifosi che erano lì sotto la neve ad aspettare la nuova che Kakà rimanesse. I siti rincorrevano dettagli su dettagli per ufficializzare l’offerta, tutto inutile:Kakà rimane al Milan!

Kakà ha dimostrato di essere un grande uomo, prima di essere un grande calciatore. Un uomo che ha anteposto i valori e il prestigio al vil denaro. Un uomo che è rimasto dove nessuno poteva immaginare, ma dove tutti speravano: dai suoi amici, dai suoi compagni, dai suoi tifosi, dal suo mondo! Berlusconi ne dà la notizia quasi orgoglioso di avere in rosa simili uomini e un grande esempio così. Uomo fondato da Bosco Leite, ma costruito dal Milan.

Il cuore vince sulla ragione. E Kakà può ancora battere con la mano quel cuore che grande l’ha fatto diventare.

Se ti piace questo post puoi sostenerci con un piccolo versamento. Come se dovessi offrirci una birra.