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Tragedie calcistiche by:
Michele Greco
Dopo nove mesi ci ritroviamo qui a discutere di morte, di una morte che sicuramente si sarebbe potuta evitare. Questa volta a morire è stato un giovane tifoso e a sparare un poliziotto mentre, il 2 febbraio scorso, fu esattamente il contrario. Subito i media si sono scatenati iniziando a “sparare” fandonie circa la dinamica dell’incidente. “I tifosi sono violenti” “evitiamo le trasferte di massa” sono stati i primi commenti a caldo di giornalisti e falsi opinionisti in un teatrino stucchevole e consueto che abbiamo vissuto già decine di volte. Si è parlato perfino di “sub-cultura della violenza” e di “sensibilizzazione e cultura della legalità a partire delle scuole”. Ma mi dite cosa c’entra tutto questo con quello che è avvenuto domenica? Quali sono le colpe del calcio di fronte a tragedie così?
La risposta è una sola: assolutamente niente! Tutto quello che è successo a Roma è la conseguenza di tutta una politica errata, il calcio si doveva fermare com’è avvenuto per l’uccisione di Raciti! I dirigenti federali e il presidente di lega Matarrese erano contrari al proseguimento della giornata di campionato, l’unico favorevole era il capo dell’interno Amato. Cosa sarebbe successo se a morire sarebbe stato un altro poliziotto? Si sarebbero chiusi gli stadi fino alla fine del torneo?
Il problema è STATALE! Sì, perché in un paese come il nostro non si può sparare solo per aver sentito alcune urla! Sapete qual è la cosa che fa più infuriare? Il provvedimento (appena approvato!) che vieta le trasferte di massa! Ma mi dite qual è il nesso? Che c’entrano le trasferte se c’è una discussione di cui non si conoscono i dettagli, non si sa se per questioni di politica, di denaro, di donne e dall’altra parte dell’autostrada parte un colpo che ti ammazza? La risposta (anche in questo caso) è una sola: assolutamente niente!
Frasi come “il tifo è violento” stanno diventando un pretesto per giustificare queste tragedie, il calcio non è colpevole, la colpa è di chi governa le istituzioni! Il calcio non è malato è la politica che è febbricitante! Concludo unendomi a tutti coloro che hanno esposto striscioni come: “AMATO DIMETTITI” e “PER RACITI FERMATE IL CAMPIONATO, LA MORTE DI UN TIFOSO NON HA SIGNIFICATO” e voglio inoltre puntualizzare che la violenza non è mai legittima, ma in questi casi magari, si potrebbe non esser d’accordo.
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07
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Grandi sfide by:
Giuseppe Ricciardulli

Notte di Champions,temperatura bassissima quasi gelata come nella Dortmund anno 2003, undici calciatori rossoneri che scendono in campo.E chi poteva essere il giustiziere della serata?proprio lui,il bomber europeo Filippo Inzaghi,alias Superpippo.E’il 60′ quando un generoso Gilardino lascia il posto al famigerato Pippogol,che dopo una manciata di minuti su un assist perfetto di Pirlo, servito con il contagiri, a scavalcare la difesa consente al bomber rossonero di infilare Pyatov e di portare il Milan in vantaggio.Successivamente sale in cattedra Kakà che segna con un tiro piazzato sul palo lungo su assist dello stesso Inzaghi(strano ma vero!) e poi di nuovo Inzaghi che segna a porta sguarnita su assist del brasiliano sempre più vicino alla vittoria del Pallone d’oro.Che dire,Inzaghi appena sente il profumo della competizione europea si sveglia e sigla gol a valanga che l’hanno portato ad una sola lunghezza dall’ex compagno Shevchenko e a 7 lunghezze da Gerd Muller.Un traguardo,quello di superare Muller, a cui Inzaghi tiene moltissimo.”Il massimo sarebbe diventare il miglior bomber d’Europa di tutti i tempi con questa maglia”. Conoscendo la macchina da gol qual è Pippo non possiamo che augurargli di raggiungere questo obbiettivo.Con nuove e piacevoli serate ad “alta tensione”!
Autore: Giuseppe Ricciardulli
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06
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calcio by:
Giuseppe Ricciardulli

“Il calcio è un gioco…”.E’ con questa sublime frase che Nils Liedholm intendeva lo sport che ormai affascina da oltre un secolo milioni di persone in tutto il mondo.Ebbene si, con grande dispiacere, soprattutto in quel di Roma e di Milano, a 85 anni si spegne una delle colonne del calcio mondiale di tutti i tempi,il nostro Barone. Un uomo capace di compiere ogni tipo di miracolo sia da giocatore nel formidabile trio GRE-NO-LI ,sia da allenatore del Milan prima e della Roma poi.Un allenatore capace di portar la Roma allo scudetto nell’indimenticabile anno del 1983 e di far vincere al Milan la famigerata ” stella”nel 1979. Un uomo che faceva crollare ogni distinzione di fede e di colore perchè quando vinceva metteva tutti d’accordo:”è un grande” diceva l’intero ambiente del calcio. Un uomo che andava al di sopra di ogni magheggio corrotto, a favore del doping e delle scommesse…già perchè lui intendeva il calcio semplicemente un gioco.E’ questo il tesoro che si porta Maldini, gettato nella mischia dal Barone a soli 16 anni e quindi sua più grande scoperta,al quale venne lasciata carta bianca sul ruolo da impiegare all’esordio. Un uomo semplice, pieno di carisma che interpretava la sua vita con quel pizzico di ironia che lo rendeva unico.Ed è cosi che se ne va un protagonista assoluto del calcio mondiale.Se ne va proprio com’era arrivato in questo mondo.Ringraziato e omaggiato da tutti,fischiato da nessuno.C’è chi già ha trovato il perfetto erede di Nils, e l’idendikit porta al nome di Carlo Ancelotti,sia per il carattere che per la sua simile storia calcistica, ma queste sono soltanto supposizioni.E’ l’ora dei saluti…Addio Barone!
Autore: Giuseppe Ricciardulli
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04
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Serie A by:
Michele Greco
C’era una volta il Milan che calpestava gli avversari sull’erba di San Siro. Era il Milan che portava a casa i tre punti senza difficoltà, era il Milan che a San Siro sapeva vincere, era semplicemente il Milan. Ora San Siro sembra circondato da una nube maledetta che si aggrappa sulle maglie rossonere e riesce addirittura ad ergere un muro sulla porta difesa dai portieri avversari. Sì, perché il Milan, vuoi per sua sfortuna, vuoi per incapacità dei suoi attaccanti, a San Siro non sa più segnare. Infatti la squadra di Ancellotti, in “terra amica”, ha segnato solo 3 reti. Anche ieri sera, col Torino, la maledizione San Siriana è stata protagonista insieme al “goleador di casa altrui” Alberto Gilardino che si è letteralmente divorato due goal serviti al bacio da Seedorf. Insomma ci troviamo di fronte ad un Milan ammalato, colpito dalla sindrome del goal casalingo (e della vittoria) che, forse, può essere combattuta dall’unica medicina disponibile in questo momento sul mercato farmaceutico: Ronaldo. Siete d’accordo?
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