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Generale, Serie A, calcio by:
Giuseppe Ricciardulli
Favola blucerchiata: la Sampdoria è la capolista della Serie A italiana dopo sei giornate. Protagonista indiscussa la banda Del Neri che, in questo inizio di stagione, ha fatto vedere tanto di buono a dispetto dei pronostici. Ciliegina sulla torta è stata la vittoria contro l’ Inter che la sancisce Regina del Campionato.
Sugli scudi la coppia Cassano – Pazzini che tanto ricorda la antecedente coppia Mancini – Vialli dell’ era Mantovani che fecero sognare Genova. Ottimo l’allenatore Del Neri che dà una perfetta organizzazione di gioco alla squadra composta da quel mix di elementi giovani e d’esperienza che tanto fa ben sperare per il futuro. Gioco veloce sulle fasce: ottimi interpreti Semioli e Mannini. In grande spolvero anche il portiere Castellazzi. Che Del Neri non fosse uno sprovveduto si era già capito sia a Verona che a Bergamo ed era arrivato il momento giusto per il salto di qualità. Gli arcieri sono addestrati a dovere. Le magie di Fantantonio dovranno spingere la Sampdoria a continuare a sognare tanto da permettere allo stesso Cassano di superare il proprio ostacolo personale: staccare il biglietto per i Mondiali in Sudafrica. Magari portandosi per mano il suo gemello del gol…
La Genova blucerchiata comincia a sognare … Che non si svegli proprio ora!
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Altro che cupole, cattedrali e mausolei, la partita di ieri sera i più interessati l’hanno vista, e anche i paranoici della sponda milanese a maglie nerazzurre. Non per continuare con le polemiche e le varie rimembranze passate, diventate ormai un gioco abominevole, piuttosto servono delucidazioni…per contrastare la cecità di alcuni sornioni di vertice. Una partita bella, avvincente frutto di un gioco chiaro di entrambe le squadre: da Gasperini le conferme non erano tanto richieste, da Ciro Ferrara invece sì. La risposta alla Milano silenziosa è arrivata sul campo, con una prova di forza, e a gran voce: la Juve è lì con voi, non siete da soli, come il titolo della canzone di Christine Johnson divenuta inno del Liverpool: You’ll nerver walk alone (Non camminerete mai soli).
Forse il pareggio alla fine è stato il risultato più giusto, anche se andando ad analizzare la partita ci accorgiamo che proprio giusto giusto…: il primo tiro in porta del Genoa è arrivato al 25° minuto del secondo tempo. I due gol sono arrivati dalle fasce, punto di forza del Genoa, con una difesa juventina non in grande spolvero ieri. Poi secondo tempo targato Juve: due gol annullati per fuorigioco, entrambi complicati da giudicare, solo uno azzeccato. Il primo gol annullato a Iaquinta era regolare, difficile da vedere sì, ma regolare, a differenza del gol di Milito (episodi). Alla fine gli uomini di Ferrara hanno acciuffato il pareggio con il risolutore Trezegol. Ovvio, il calcio è fatto soprattutto di episodi, guai se non ci fossero…staremmo a vedere film con copioni già scritti, perfetti e lineari dove tutto scorre liscio come l’olio, e i soliti uomini di vertice, allenatori dal sarcasmo facile non avrebbero di che lamentarsi. L’importante è non costruirci sopra romanzi nel momento in cui ad essere “favoriti” sono i “colpevoli” calciopoliani. E guai a dire che ora è tutto trasparente, perché non è cambiato nulla, e non c’era nulla da cambiare anzi, forse qualcosa da cambiare c’era: lo strapotere di una squadra che aveva nell’organico i più forti giocatori del pianeta, come l’Inter oggi. L’unica variabile è il vittimismo, che la Juventus di Moggi non aveva…invece in quel di Milano sì, tanto da essere diventati paranoici.
Poi stamattina il silenzio… perché ora è tutto trasparente e regolare, ora sono solo episodi, il silenzio ora ha senso..
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Generale, Serie A, calcio by:
Giuseppe Ricciardulli
Sempre più personaggio. Sempre più egocentrico. Sempre meno prolifico. In fondo è sempre lui : Josè Mourinho. Personaggio: lo “Special One” fa ancora parlare di sè, sebbene non se ne sia già parlato troppo per un allenatore che è soltanto alla sua seconda stagione in Serie A.
Dopo aver disertato la sala stampa di Cagliari e la conferenza stampa pre e post Napoli, lo “Special One”, il quale domani rientrerà in panchina dopo la squalifica, diserterà anche oggi la consueta conferenza stampa della vigilia. Al suo posto infatti parlerà il difensore brasiliano Lucio, che non si sa quanto sia utile a rispondere alle varie curiosità che gli verranno poste dai giornalisti. Troppo ed incomprensibile nervosismo per il non plus-ultra della comunicazione.
Egocentrico: ormai non sa più cosa inventare per far parlare di sè ogni giorno. Un pò maliziosamente si potrebbe obiettare che quel taccuino, che spesso e volentieri utilizza durante le partite, sia pieno di idee e di innovazioni per poi assicurarsi ogni giorno la “prima pagina” e non di accorgimenti tattici ( da qui l’essere meno prolifico).
Meno prolifico: già, l’impianto (4-3-1-2) non è il suo modulo, non ci sono idee che rimandano alla sua idea del calcio (gioco sulle ali e punta di peso) ma soltanto accorgimenti per migliorare quello precedente. Accorgimenti a livello di calciatori( vedi gli ottimi acquisti) e non di tattiche. Chissà se la coppia Mancini – Branca avessero fatto peggio con questa Rosa.
Il “gioco del silenzio”, però, il tecnico portoghese dovrà interromperlo in vista della sfida di Champions League contro il Rubin Kazan: in Europa, l’accordo con la Uefa prevede che prima di ogni gara il tecnico parli alla stampa e, siamo certi, che sarà una conferenza stampa da non perdere!
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Generale, Grandi Campioni, Serie A, calcio by:
Giuseppe Ricciardulli
Essere Italiani, al giorno d’oggi, dovrebbe essere motivo d’orgoglio. Già, siamo i Campioni del Mondo, vantiamo i tecnici migliori del mondo, siamo quelli che esprimiamo il miglior gioco del mondo. Ma dove? Ma chi?
In Italia, dopo il Mondiale e il conseguente 2007 che ha portato l’Italia ai vertici di tutte le competizioni possibili e giocabili per un Club, la situazione è leggermente mutata. Si avverte, in generale, un certo senso di appagamento: la famosa “pancia piena”. Nel giro di due anni si è visto l’avanzare prepotente del calcio inglese e spagnolo , vuoi per motivi economici vuoi per il coraggio di alcune scelte. Già scelte: si osservino i più grandi club e si calcoli l’ età media.
Alcuni calciatori , ultimo in ordine cronologico Giovinco, hanno rimpianto il fatto di essere italiani: infatti, se fossero brasiliani o argentini avrebbero da tempo il posto assicurato in squadra. Il limite del calcio italiano è quello di non avere il coraggio di lanciare i giovani. Paloschi dovrebbe essere un esempio da seguire. Per esempio cos’ ha lo stesso Paloschi meno di Huntelaar? Oppure cos’ha Criscito meno di Grygera? O Curci meno di Doni?
E ce ne sono ancora tantissimi di esempi da elencare: perciò non ci meravigliamo se vediamo il Barcellona padroneggiare in Europa e la Campione d’Italia che di Italia non ha niente se non due ragazzi in panchina che se fossero sudamericani non avrebbero problemi a giocare ogni partita.
E che tristezza vedere un Signor Capello e un Signor Ancelotti Oltremanica: allungare l’occhio e vedere inoperosi Spalletti e Mancini fa riflettere un pò. Si proclama l’esigenza di diffondere idee nuove e poi dopo quattro giornate già si leggono allenatori sulla graticola, risultato: programmazione zero.
Purtroppo la magia ancora non è stata sperimentata nel mondo del calcio, per ora restano solo tecniche e tattiche di gioco da attuare… con la necessaria dose di fortuna…
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