Il silenzio “ha senso…”
Altro che cupole, cattedrali e mausolei, la partita di ieri sera i più interessati l’hanno vista, e anche i paranoici della sponda milanese a maglie nerazzurre. Non per continuare con le polemiche e le varie rimembranze passate, diventate ormai un gioco abominevole, piuttosto servono delucidazioni…per contrastare la cecità di alcuni sornioni di vertice. Una partita bella, avvincente frutto di un gioco chiaro di entrambe le squadre: da Gasperini le conferme non erano tanto richieste, da Ciro Ferrara invece sì. La risposta alla Milano silenziosa è arrivata sul campo, con una prova di forza, e a gran voce: la Juve è lì con voi, non siete da soli, come il titolo della canzone di Christine Johnson divenuta inno del Liverpool: You’ll nerver walk alone (Non camminerete mai soli).
Forse il pareggio alla fine è stato il risultato più giusto, anche se andando ad analizzare la partita ci accorgiamo che proprio giusto giusto…: il primo tiro in porta del Genoa è arrivato al 25° minuto del secondo tempo. I due gol sono arrivati dalle fasce, punto di forza del Genoa, con una difesa juventina non in grande spolvero ieri. Poi secondo tempo targato Juve: due gol annullati per fuorigioco, entrambi complicati da giudicare, solo uno azzeccato. Il primo gol annullato a Iaquinta era regolare, difficile da vedere sì, ma regolare, a differenza del gol di Milito (episodi). Alla fine gli uomini di Ferrara hanno acciuffato il pareggio con il risolutore Trezegol. Ovvio, il calcio è fatto soprattutto di episodi, guai se non ci fossero…staremmo a vedere film con copioni già scritti, perfetti e lineari dove tutto scorre liscio come l’olio, e i soliti uomini di vertice, allenatori dal sarcasmo facile non avrebbero di che lamentarsi. L’importante è non costruirci sopra romanzi nel momento in cui ad essere “favoriti” sono i “colpevoli” calciopoliani. E guai a dire che ora è tutto trasparente, perché non è cambiato nulla, e non c’era nulla da cambiare anzi, forse qualcosa da cambiare c’era: lo strapotere di una squadra che aveva nell’organico i più forti giocatori del pianeta, come l’Inter oggi. L’unica variabile è il vittimismo, che la Juventus di Moggi non aveva…invece in quel di Milano sì, tanto da essere diventati paranoici.
Poi stamattina il silenzio… perché ora è tutto trasparente e regolare, ora sono solo episodi, il silenzio ora ha senso..
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Il Barcellona è Campione d’ Europa:a Roma va di scena la finale della Champions League, battuto il Manchester United 2-0 grazie ai propri alfieri Samuel Eto’o e Lionel Messi. Il nuovo batte il vecchio, il nuovo avanza sempre di più: scardinata e saccheggiata la fortezza di Sir Alex Ferguson, Pep Guardiola può far suo il bottino tanto cercato e a cui tanto ambiva (infatti nei giorni precedenti aveva annunciato di non andare a Roma per turismo). Grande possesso palla blaugrana che manda letteralmente in tilt i Red Devils, mai in partita e il cui gioco era limitato solo a qualche sprazzo di Cristiano Ronaldo. La tanto celebrata forza del Manchester United viene smentita in pochi minuti, giusto il tempo di concedere il pallone ad Eto’o che, pur con la complicità della difesa, sa ciò che deve fare quando se lo trova in mezzo ai piedi. Sembra un Manchester stordito, incapace di giocare: un motivo lo si può trovare nella difficoltà del calcio fergusoniano di rapportarsi con altre realtà, tipo il calcio italiano (Milan) e calcio spagnolo (Barcellona). Altro motivo è da ricercare in una formazione che di calcio spettacolo ha ben poco, ponendo quasi a zero la pericolosità offensiva: Rooney abbandonato sulla fascia mentre Cristiano Ronaldo agiva da prima punta (non era più consono il contrario?) oppure un Park operante sull’altra fascia con Anderson in mezzo al campo che più di un dubbio hanno suscitato soprattutto quando dando uno sguardo alla panchina si vede gente come Berbatov e Scholes. Tutto ciò ha facilitato la filosofia blaugrana che del possesso palla fa la sua arma principale, concretizzato da cecchini d’area quali Eto’o ed Henry. Complimenti all’allenatore Pep Guardiola che ha vinto la Champions League sia da giocatore che da allenatore e soprattutto perchè dando un’impronta alla propria squadra ha portato a casa, al primo anno, tutto ciò che potesse portare. Complimenti all’ uomo Pep Guardiola che, prima della partita, invita Mazzone allo stadio e che, dopo la partita, dedica la vittoria a Paolo Maldini, celebrandolo come simbolo del calcio moderno. Complimenti a Lionel Messi, sempre più guida di questo Barcellona e più che mai favorito per il Pallone d’ Oro. Man of the match Xavi: fantastico centrocampista coadiuvato da un altrettanto campione come Iniesta.




